

Idroponica
Per coltivazione idroponica (dal greco ύδωρ, acqua, + πόνος, lavoro) s'intende una delle tecniche di coltivazione fuori suolo: la terra è sostituita da un substrato inerte (argilla espansa, perlite, vermiculite, fibra di cocco, lana di roccia, zeolite, ecc.).
La pianta viene irrigata con una soluzione nutritiva composta dall'acqua e dai composti (per lo più inorganici) necessari ad apportare tutti gli elementi indispensabili alla normale nutrizione minerale. La tecnica è altrimenti conosciuta con il termine di idrocoltura. La coltura idroponica consente produzioni controllate sia dal punto di vista qualitativo sia igienico-sanitario durante tutto l'anno.
Presupposti della tecnica
Il ruolo del terreno nei confronti delle piante si può ricondurre fondamentalmente a tre funzioni:
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Fisico-meccanica: il terreno permette l'ancoraggio delle piante proteggendo l'apparato radicale dagli agenti atmosferici che possono interferire con la sua vitalità (umidità atmosferica, illuminazione, insolazione).
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Trofica: il terreno è l'ambiente fisico che in condizioni naturali fornisce alla pianta quasi tutti gli elementi minerali di cui ha bisogno attraverso l'assorbimento radicale. Solo ilcarbonio e l'ossigeno sono assunti con la nutrizione carbonica, prelevando l'anidride carbonica dall'aria attraverso le aperture stomatiche delle foglie.
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Ecologica: la rizosfera è la parte della biocenosi del terreno che ha rapporti più o meno diretti con l'apparato radicale della pianta. Tali rapporti sono la risultante di un sistema complesso di antagonismi e sinergismi. Fra gli antagonismi si citano le interazioni con fitofagi, parassiti, fitopatogeni, agenti di allelopatie, o, più semplicemente, la competizione con altri vegetali che occupano la stessa nicchia ecologica. Fra i sinergismi si citano le interazioni con simbionti mutualistici e con gli agenti di stimolazioni.